Le poesie di Neri Tanfucio

Cento sonetti in vernacolo pisano
di Renato Fucini
13. edizione.
Pistoia, Tip. Cino dei fratelli Bracali, s. d.

Pag. 4

LXI.
Du' sterratori in celca (1) di lavoro.

Cecco. Ci son'andato, sai, dallo 'Ngegneri (2).
Neri. Che t'ha risposto ?
Cecco. Ha detto: "'Un vo' Toscani."
Neri. Di gi lo so, accident' a' forestieri!
Fai 'na 'osa (3), ritolnaci domani.

Cecco. Ci tolner; ma tempo plso, Neri,
Tu vedessi, che ghigna! di 've' 'ani (4)!...
Neri. Ma te, glielo dicesti di dov'eri ?
Pelch alle vrte, sai, l'esse' Pisani,

Con celte (5) gente fa bon' impressione:
Se t' arrammenti, ar Triboli de' 'Olli (6),
Ci prsan senza fare osselvazione.

Cecco. Lo so, ma e' Piemontesi nno vorponi (7):
Con noi ce l'hann' a mlte (8)... e hanno ragione,
Pelch 'n Toscana c' di gran sbuccioni (9).

Firenze,1871.

1. Cerca.
2. Ingegnere.
3. Fai una cosa.
4. di que' cani.
5. certa.
6. Tivoli di Firenze, lungo il viale de' Colli.
7. grosse volpi, furbi.
8. morte.
9. scansafatiche.

LXII.
Er cane e la sentinella.

Amico. O ch' tuo quer busdroghe (1) ?
Sentinella. Uh, malidetto!
Da stamattina 'n qua nun m'ha lassato.
Mi flmo (2): e lu' si flma! entro 'n Picchetto:
E lu' m'aspetta all'uscio, Dio beato!

Se 'un si leva di li, credi, l'afftto
Amico. Ma la tu' 'agna (3) 'n cardo, Liberato?
Sentinella. Son tre giolni.
Amico. Ho capito... io ci scommetto,
Lui l'ha sentito, e viene all'udorato.

Sentinella. Ber carcio (4)'li vo' da', se mi vien sotto...
Ma presto, se Dio vole, esco di 'vi (3).
Mi pal (6) mill'anni: imm! son mezzo rotto.

O a te, quando ti tocca?
Amico. Vennald... (7).
Bada, bada, ti piscia 'n sur cappotto...
Rebbia (8), or' tempo!
Sentinella. Crepa! (Zum) (9).
Cane. Guah (10).

Firenze,1871.

1. bull-dog .
2. fermo.
3. cagna.
4. Bel calcio.
5. qui.
6. pare.
7. Venerd.
8. Lascia andare il colpo.
9. Rumore della pedata nel ventre del cane.
10. Guato del cane.

LXIII.
La fratellanza dell'italiani.

Tutti fratelli! s' strillato tanto,
Ma fin' a qui s' fatto di parole;
Lei di dov'? "Lombardo e me ne vanto."
E lei? "Son Fiorentino, se Dio vole."

Tutti citrulli smo (1); e questo quanto.
Se ci ripenso, quant' vero 'r sole,
Dalla velgogna mi si smove 'r pianto:
Nun credo pi nemmeno 'n delle scle.

Per ar mi' bimbo gliel'ho gi 'nsegnato ;
Tieni a mente, 'ni (2) dissi, siei Pisano,
Pelch 'n Pisa t'avemo battezzato .

Ma a Pisa 'un ci pensa', te siei Toscano,
Quer "Me ne vanto" poi, mondo sagrato!
Dillo; ma prima di': "Son Italiano."

Dianella, 1871.

1. siamo.
2. gli.

LXIV.
La scommessa.

Paolo. Quattoldici (1) minuti uno pel vlso (2)?...
Abbi pazienza, 'un ti ci pol' entrare.
Neri. Le ciarle 'un contan nulla, tempo plso...
Scommettemo.
Paolo. Scommetto un desinare.

Neri. Sta bene. A che loanda ?
Paolo. All'Univelso.
Neri. Qua la mana.
Paolo. Ma abbada, 'un ti pensare
Di snocciola' lo scritto gi attravelso...,
Voglio un Sonetto, ma che possi stare.

Neri. Vai tranquillo.
Paolo. O vediamo. Eccoti 'r foglio.
Neri. Vado?
Paolo. Vai, ma 'un ti c'entra ci scommetto.
Neri. Ora nun m'imbroglia', 'nsenn m'imbroglio.

Paolo. Che mangiata vo' fa' !...
Neri. Zitto, t'ho detto!...
Paolo. Brodo ar Cappone... Cee (4)... Triglie di scoglio...
Neri. Quanto manca?
Paolo. Un minuto.
Neri. Ecco 'r Sonetto.

Firenze 1871.

1. Quattordici.
2. Verso.
3. locanda.
4. Piccolissime anguille che si pescano a bocca d'Arno.

LXV.
'Ni si guasta 'r core (1)!

Marito. Questa l'utima vrta che lo dio :
E 'ntendmola, 'un voglio piovane1li (2)...
Ma 'un te n'avvedi te che 'r nostr'Erio (3)
S'avvezza male a strapazza' l'uccelli ?

Moglie. Nun t'arrabbia', lo so; ma, santo Dio !
Come si fa? l'ha visti a du' monelli,
E ha 'mprincipiato a di' : "Li voglio anch' io."
Gli ho dat'un chicco, e lui: "No, voglio 'velli."

Che avresti fatto, te?
Marito. Sentimi, Irene,
Te siei bona, ma anch' io nun son cattivo :
Pelch lo sai se a Pipi io 'ni vo' bene.

Che cosa nun farei per quell'amore ?
Ma a dare a un bimbo un uccellino vivo,
Vai positiva, 'ni si guasta 'r core.

Firenze, 1871.

1. Gli si guasta il cuore.
2. Uccelletti di palude.
3. Enrico.

LXVI.
Ha ragione !

Manuale. Pel quer che sii salute, 'un mi lamento;
Son sano, grazie a Dio, pi d'una lasca...
Maestro. De' lavori ce n'?
Manuale. Io mi 'ontento,
Giolno (1) per giolno quarche cosa 'asca (2)....

Maestro. E allora di che brontoli, strumento?
Manuale. Lo vr (3) sape'? vienga, mi frughi 'n tasca,
E se trova 'n centesimo 'vi drento,
'Ni regalo la pipa e la mi' fiasca.

Maestro. Per vedo che campi.
Manuale. Ah! 'ni pal (4) giusto,
Che chi s'arronza (5) tutt'un anno 'ntero
Nun buschi (6) tanto da levassi un gusto?

Campa' si 'ampa, nun lo nego, vero;
Ma che vita la nostra?... ah! mondo 'ngiusto!
Ci ha trattato da cani: acqua e pan nero.

Firenze, 1871.

1. Giorno.
2. casca.
3. vuole.
4. le pare.
5. s'arrovella, s'ammazza per la fatica.
6. Non guadagni.

LXVII.
La sorpressione de' 'onventi.

Cristiano. Ma 'n che tempi ci smo ritrovati!
Scommetto a anda' da' Tulchi l 'n Tulchia
A racconta' che s' sorpresso (1) e' Frati,
Dirrebbano: "'Un pol' esse', 'gnamo, via (2)!"

Nazzareno. Son prodezze de' nostri Deputati...
Cristiano. All'infelno!
Nazzareno. 'Un ci 'redan che ci sia.
Cristiano. Di l se n'avvedranno que' dannati...
Du' folconate e gi, brutta gena!

Poveri frati! avvezzi a nun fa' niente,
Chi sa quanti ne stianta dar dolore!
Nazzareno. Stai zitto, 'un me lo di', povere gente!

Dianzi ho menat' a cena un celcatore (3);
Che fame!... che appetito preputente!...
Avr durat' a be'(4) guasi tre ore.

Firenze, 1871.

l. soppresso.
2. Non pu essere, andiamo, via!
3. Frate cercatore.
4. continuato a bere.

LXVIII.
Mi fanno fotta (1)!

Neri. Ma propio l'hanno detto?
Pippo. 'N sur mi' onore:
E gente, anco, dell'arta (2) signoria.
Dicevano: " Se scrive 'n poesia,
Dev'essere 'n cattivo muratore (3)."

Neri. Eppoi?
Pippo. Ti 'onfrontonno (4) a un tar signore...
Lo 'iamavano 'r Lanza, 'un so chi sia,
Che fa 'r ministro, pare, a un'osteria,
E ar tempo stesso eslcita 'r dottore.

Neri. Lanza o nun Lanza, se ti battan sotto,
'Ni devi di' che a loro 'n der celvello
'Ni c' andat'a covare un passerotto.

E 'nsegna a queste bestie da macello.
Che si pr fa' salame e sarcicciotto...
La 'vistione d' ave' ciccia e budello.

Firenze, 1871.

1. Mi fanno rabbia.
2. alta.
3. Giova avvertire che Neri, autore di questi sonetti, esercita il mestiere di muratore.
4. confrontarono.

LXIX.
Le stillettate.

Enrico. Ch' seguito laggi ?
Placido. Ah! tu sapessi...
Enrico. Quarche disgrazia?
Placido. Stillettate a iosa...
S' nno mezzi sciupati... tu vedessi!
Enrico. Ar solito! 'anaglia vlgognosa.

Si diceva anco dianzi 'or (1) Giannessi:
Che 'r mondo d'oggi tutt' un' artra 'osa
De' nostri tempi ora di se' processi,
Su cinque c' la palte sanguinosa.

E questo che vr di'?... che 'un c' pi core!
Che questa giovent moscia e sborrata,
Nun sente pi l'impurso dell'onore.

Di nulla nulla, gi! 'na stillettata...
Assassini! e nun pensan' ar dolore
D'una povera mamma disperata.

Firenze, 1871.

1. col.

LXX.
Questo valore.

Lodovico. Crementinaa.
Clementina. Chi ?
Lodovico. Apri, son'io.
Clementina. O la rivista?... Velgine beata!
Come siei mzzo (1), pover'amol (2) mio!
Stella.
Stella. Comandi?
Clementina. Fate 'na fiammata.

Lo dicevo: vr piove'(3), Dolovio (4)...
Lodovico. Brrr...
Clementina. Ti fa freddo?
Lodovico. Eh, sfido, a quest'acquata!
Ma la Nazione? ...
Clementina. Spgliati, ti do
Lodovico. Parler.
Clementina. Malidetto la parata!

Stella.
Stella. Ho gi fatto: vienghin' a scardassi (5)
Lodovico. Der valore...
Clementina. Dirre' quarch' eresia.
Sentite che camicia! da strizzassi.

Lodovico. Quanto freddo ho patito, anima mia!
Brrr... ma la grolia (6) 'nsenza strapazzassi...
Stella. Sol padrone, si spenge; vienga via.

Firenze, 1871.

1. fradicio.
2. amore.
3. vuol piovere.
4. Lodovico
5. vengano a scaldarsi.
6. gloria.

LXXI.
Le Gualdie di P. S.

Lorenzo. Dove s' nn' (1) acciuffati?
Jacopo. In Pescheria.
Da principio 'azzotti (2), e po' legnate:
Uno gi mlto (3), un artro 'n agonia...
Parevan bestie.... tigre scatenate.

Lorenzo. Duronn' un pezzo?
Jacopo. 'Un ti vo' di' bugia:
Dall' ott' e un qualto alle nove sonate.
Lorenzo. O le gualdie?
Jacopo. Ti pare! 'un viensan mia (4);
Loro 'n que' 'asi (5) stanno rimpiattate.

Io, per, quando veddi 'r (6) caso brutto...
Mamme svienute, babbi spaventati,
Clsi (7) 'n Pisa a celcanne (8) da pel tutto.

Due ne trova' 'n dell'Ebe (9) a be' 'r poncino;
Sette 'n picchett' a fare a' 'vadrigliati (10),
E quattr' addolmentate 'n dun Casino.

Firenze, 1871.

1. si sono.
2. pugni.
3. morto.
4. non vennero mica.
5. in que' casi.
6. vidi il.
7. Corsi.
8. cercarne.
9. Caff di Pisa.
10. quadrigliati, giuoco di carte.

LXXII.
Un ambo clto (1).

Oreste. S' vinto nulla?
Anacleto. Cch (2)!
Oreste. Gi lo sapevo!
Ho 'r mar d'occhio (3) 'ncallito 'n der groppone.
Anacleto. L'hai vorsuti gio (4) Te lo dicevo:
Enno tutti der sussi (5), 'mbecillone.

Oreste. Ma nun ci pensi ar sogno? li vedevo
Tutti 'n fila, stecchiti 'n sur cortrone....
Io nun vo' di' bugie, ma se l'avevo,
Ci avre' gioato sopra anc'un miglione.

Anacleto. 'Gnam' 'un ti vo' 'nganna', l'ambo ce l'hai.
Oreste. Dici 'n sur serio?
Anacleto. Si, ma prima senti,
Pel vince' positivo, che 'nventai.

Quando mi desti que' se' franchi e venti,
Dissi: Oreste ha du' bimbi... e ti 'omprai
Da rivesti' que' poveri 'nnocenti.

Firenze, 1871.

1. Un ambo certo.
2. Voce tutta toscana, che corrisponde ad un "no" risoluto.
3. mal d'occhio.
4. Gli hai voluti giocare.
5. I monelli toscani chiamano "sussi" un pezzo di pietra contro il quale, dopo averlo rizzato in terra e messovi sopra dei denari, tirano uno dopo l'altro con delle piastrelle, cercando di colpirlo e buttarlo gi in maniera che i denari cadendo, rimangano pi vicini alla loro piastrella che al sussi e cos guadagnarli. Quando nessuno raggiunge lo scopo dicono "son tutti del sussi" e tornano daccapo alla prova. - Il senso della metafora facile a rilevarsi.

LXXIIII.
[ma LXXIII] 'N sullo schlatro der sor Ugo Foscari.

L'Italiani, si sa, nun nno (1) boni
Artro che a dire: "Ammazzal' arrabbiato!"
T'arrammenti l'insurti ar sor Balgoni (2)
Quando scrisse dall'Ondra (3) "E' 'un l'ho trovato."

Ma poi per martrattallo' 'un c' ragioni:
Gli avranno detto "E li" lui ci ha gualdato...
E se nun ci trov 'n pal di 'oglioni,
La 'rpa (4) der Giuri che l'ha mandato.

Per, se devo di' 'r (5) mi' sentimento,
Quer celca' (6) sotto terra le pelsone,
Sbaglier, ma mi pare un br (7) cimento.

Pelch c' 'r caso di polta' 'n (8) bestione,
'N der mezzo a tanti mlti (9) di talento,
A fare 'n Santa 'Roce 'r pottaione (1O).

Firenze, 1871.

1. sono.
2. Bargoni.
3. da Londra.
4. colpa.
5. dire il.
6. cercare.
7. bel.
8. portare un.
9. morti.
10. Voce bassa, che significa fare il bravo, fare il bello, ec.

LXXIV.
Una disgraziata.

1.

Carla. Allegra, via! nun piange' pi, figliola;
Ci vr pazienza, quer ch' stato stato;
'Gnamo, ascigati... tieni la pezzla,
E smetti di pensacci a quello 'ngrato.

Adele. Credi, nun posso, inutile, 'Arla (1)...
Tu sentissi 'r mi' 'ore, disperato...
Avevo ar mondo una speranza sola...
Era 'vell' omo (2)... infame, m'ha lassato!

Ora mi basta...
Carla. Adele, siei 'mpazzita?
Adele. Lssami...
Carla. No!... mio Dio, posa 'r curtello...
Adele. Nun ne vo' pi di 'vesta (3) laida vita...

Carla. Aiuto... aiuto... Furvia... Amalia... Cice.
Donne, correte... Adele s' ferita...
O Dio! mi more. Povera 'nfelice!

Firenze, 1871.

1. Carola.
2. quell'uomo.
3. questa.

LXXV.
Una disgraziata.

2.

Carla. Deccomi sola... povera... venduta!
Piet, mio Dio, piet son innocente...
Ebbi una mamma anch'io, ma l'ho pelduta:
Ero piccina, nun capivo niente.

Doppo der tempo una vecchiaccia astuta
Mi si viense (1) a spaccia' (2) pel mi' parente...
Bon pel me se 'un l'avessi ma' veduta!
Strega assassina! mi trad virmente.

Son quattr'anni che qui vendo 'r mi' onore,
Io che mi sento bona, io ch'ero nata
Pel vvere 'n famiglia fra l'amore.

Dio! quante vrte me lo son sognata...
Petronilla. Carla, scendi 'n sala, c' un signore...
Carla. Dccomi. Oimm, che vita disgraziata!

Firenze, 1871.

1. venne.
2. spacciare.

LXXVI.
Una disgraziata.

3.

Carla. Padrona...
Petronilla. Su, fai presto, l 'n salotto,
C' un omo che ti vole, 'un so chi sia...
come mai cr cappello?... o quer fagotto?...
Carla. E' mio.
Petronilla. 'N dove lo plti (2)?
Carla. Vado via.

Petroni1la. Via!.... ma siei pazza?... e te, cosi di botto,
Pianti sola 'na vecchia... 'na tu' zia!
Carla. Nun v'accostate: escitemi di sotto,
Strega 'nfelnale, o fo quarche pazzia.

Petronilla. Aiuto!
Carla. Ah! nun vi tocco, 'un dubitate...
Siete vecchia.... quer Dio che tutto pole,
Vi dar 'r premio che vi meritate.

Petroni1la. Dunque mi lassi?... pensa a quer che fai.
Carla. Ci ho gi pensato, e scappo, se Dio vole...
Pane e lavoro nun ne manca mai.

Firenze, 1871.

l. col.
2. porti.

LXXVII.
Er Santo che move l'occhi.

Cristiano. Attento! Aver Maria di grazia piena
Dominu steco. Hai visto? l'ha girati.
E benedittus. Gualda, li dimena....
Fruttu sventri. Ora si che l'ha sgranati (1)!

Vittorio. Deve ave' un macchinismo 'n della stiena...
Cristiano. Stai zitto, nun lo di', smo dannati....
Vittorio. Eschin di 'iesa (2), e vadin' all'Arena,
Ciarlatani pi peggio der Bennati (3)!

Cristiano. Dunque?
Vittorio. Dunque 'un ci 'redo (4), e me ne vanto;
E se fussi (5) 'n de' piedi der Pretore,
Farei sparare subbito 'ver (6) Santo.

Po' ti do la parola der mi' onore,
Che lui deve ave' 'n buzzo, o sotto 'r manto,
Quarche specie d' oldigno 'ontatore (7).

Firenze, 1871.

1. spalancati.
2. Escan di chiesa.
3. Famigerato ciarlatano
4. credo..
5. fossi.
6. quel.
7. contatore.

LXXVIII.
Er Cicerone e l'inghilese.

Inglese. Splendidissimo, jes!
Cicerone. O 'un gliel'ho detto?
Fra' 'ampanili (1) 'n grand'oggetto d'alte...
Inglese. Essere autore?...
Cicerone. Credo un alchitetto...
Vienga... lo gualdi di 'vaggi 'n dispalte.

Inglese. O magnifico!
Cicerone. Vero, eh? bell'effetto!
Si vede pnde' da tutte le palte (2).
All'Ondra (3) nun ce l'hanno, e ci scommetto,
A meno che dipinto 'n su le 'alte (4).

Lassmo anda', ma Pisa polta (5) 'r vanto
Di tanti ritrovati d'invenzione,
Che foravia di 'vi (6) nun c' artrettanto.

O le cee (7)! smo giusti, 'un nno bone?
Le sentisse alla sarvia, nno uno 'ncanto...
Eh! l'Italia 'na gran bella Nazione!

Firenze, 1871.

1. campanili.
2. Nel volgo pisano v' la strana convinzione che il Campanile penda sette braccia da tutte le parti.
3. A Londra.
4. carte.
5. porta.
6. fuori di qui.
7. Ripeto che le cieche sono piccolissime anguille che si pescano a bocca d'Arno.

LXXIX.
Du' Giurati 'n seduta.

Giustino. Che cose!.... che delitti snaturati!....
Michele. Nientemeno, ha sentito, eh? recitiva (1)!
Giustino. Di 'vest' affari prima 'un ne seguiva,
Nemmeno sotto 'r regno de' 'Roati (2).

Michele. E di' quanto ci smo spormonati (3)!
Se n' arrammenta? unni (4), po' po' s'esciva...
Un giolno "Mlte (5)" un artro giolno "Viva..."
Giustino. Ma s'ha l'onore di sede' Giurati...

Michele. E di sta' 'nsenza cibo un giolno 'ntero!...
Artro che recitiva, Dio de' Dei!
C' da buscassi un mar (6) maligno nero.

Giustino. A proposito, scusi, lo sa lei?...
Che vor di' recitiva?
Michele. Io son sincero...
Lo vr sape'?... 'un lo so, Cristo m'accei (7).

Firenze, 1871.

1.recidiva.
2. Croati.
3. spolmonati.
4. ogni.
5. Morte
6. male.
7. m'accechi.

Ndr: Le note sono trascritte dall'edizione originale

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