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L'alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo

[30.05.2012]

Garzanti Libri e Biblioteca Nazionale Braidense
hanno il piacere di presentare il volume:

L'alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo
Biblioteca Nazionale Braidense - Sala Maria Teresa
6 giugno 2012 ore 18,00

Si parla di libri nel tempio dei libri. Mercoledì 6 giugno, alle 18, viene presentato il volume “L'alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo” (Garzanti). Ne discutono l'autore, Alessandro Marzo Magno, con Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale Garzanti, e Matteo Sacchi, giornalista delle pagine culturali del “Giornale”.
L'editoria moderna ha un luogo e una data di nascita, ovvero Venezia nella prima metà del Cinquecento. Il libro come noi lo conosciamo viene concepito lì. È in riva alla laguna che l'invenzione del tedesco Gutenberg diventa uno strumento per la diffusione della conoscenza: a Venezia, in quei favolosi cinquant'anni si stampava la metà dei libri pubblicati nell'intera Europa. Aldo Manuzio, è il primo editore nel senso attuale della parola: un genio assoluto che pubblica i classici latini e quelli greci in greco, che diffonde la lingua volgare dando alle stampe i primi autentici best seller, che inventa il libro tascabile, che utilizza per primo il punto e virgola, l'accento e l'apostrofo.
Perché l'industria libraria si concentri proprio a Venezia – assieme a Parigi e Napoli una delle tre metropoli cinquecentesche con più di 150 mila abitanti – è presto detto: c'erano capitali da investire nelle tipografie, linee commerciali per esportare i libri e soprattutto libertà, una libertà di stampa quasi assoluta, fino a quando l'inquisizione romana riesce a mettere piede in laguna, verso la metà del secolo (il primo rogo di Talmud è del 1553).
L'italiano che noi oggi parliamo si diffonde attraverso le edizioni cinquecentesche pubblicate a Venezia, così come la conoscenza delle scoperte geografiche di spagnoli e portoghesi. In quei favolosi anni si stampano il primo libro musicale a caratteri mobili (1501), il primo libro greco (1486), il primo libro armeno (1512), il primo libro cirillico bosniaco (1512), il primo Talmud (1524) e il primo Corano in arabo (1538) della storia. Corano che è stato perduto per quasi 450 anni e ritrovato nel 1987 da una studiosa milanese, Angela Nuovo, oggi docente universitaria di Bibliografia e biblioteconomia.
Alla fin fine la storia della nascita del libro è una grande storia di emigrazione: di tedeschi che dopo aver inventato la stampa emigrano nella più ricca Italia per sviluppare il business; di italiani di ogni dove che emigrano a Venezia, la città contemporaneamente più ricca e più libera della penisola; di sudditi veneti che emigrano in altre città “infettandole” con il virus della stampa, esattamente quello che fa il feltrino Panfilo Castaldi a Milano o che avrebbe voluto fare il bresciano Alessandro Paganini a Costantinopoli con il Corano, se la sua arditissima operazione editoriale fosse andata a buon fine.

Per informazioni: b-brai.comunicazione@beniculturali.it

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